Dipendenza da Gas: la Commissione Europea si muove ma …



Il grande gelo se n’è andato, da più di qualche giorno. E lo scorso venerdì, 17 febbraio, la società che controlla il transito del gas nei gasdotti italiani ha potuto registrare un transito complessivo di 108,2 milioni di metri cubi di gas, appena inferiore ai 108,8 stabiliti da un contratto che nei giorni di maggior bisogno la Russia non ha potuto o voluto rispettare. L’Italia, come si è visto, si è trovata di punto in bianco in piena emergenza; il taglio del flusso è stato decisamente consistente (scese a 94,3 milioni di metri cubi martedì 7, e a 92,5 mercoledì 8 febbraio) e l’aumento di importazioni da Norvegia ed Algeria non ha aiutato granchè una situazione che non è precipitata forse per un pelo.

Proprio venerdì scorso, in ragione delle inadempienze registrate, Paolo Scaroni, AD dell’Eni ha riaperto le trattative, per revisionare il contratto con il gigante monopolista del gas russo, Gazprom, rispetto al quale l’Italia registra una vera dipendenza, oltre ad un tariffario superiore ad i prezzi di mercato. E la dipendenza energetica, ben al di là di problemi (pur importanti) di riscaldamento è qualcosa che è anche strettamente connesso alla nostra sicurezza nazionale, nel senso più generale che può assumere la dicitura.

La Russia, che forse non è nelle condizioni di soddisfare del tutto le richieste che si registrano in momenti di tensione, è comunque intenzionata a mantenere il monopolio delle forniture all’Europa, non solo per quel che riguarda il gas in se per se, ma anche per le strutture deputate al trasporto ed alla distribuzione. Forse intimorita dal fatto che si possa cercare altrove, Gazprom sta ora offrendo forti sconti a tutte le aziende nazionali in cambio del prolungamento della durata dei suoi contratti alle più importanti compagnie europee. Accordi che saranno probabilmente (e forse doverosamente accettati), ma che inevitabilmente stringeranno ancora di più il filo della dipendenza verso un monopolista.

Ma cosa fare, dal momento che già altre importanti compagnie hanno accettato i termini di Gazprom? In questo senso si muove la Commissione Europea che sta cercando di mettere in cantiere un numero più alto di rigassificatori per accrescere il contributo possibile dalla Norvegia, dall’Iraq e dal Qatar, oltre all’ipotesi di un (costoso) sistema di gasdotti provenienti direttamente dal Mar Caspio, passando a trattare quindi direttamente con Azerbajdzhan e Turkmenistan. Il piano però non riscuote il favore dei due paesi più importanti, la Francia e la Germania, molto legate alla Russia. Ci sarà quindi molto da valutare sull’effettiva capacità di riuscita.