Emergenza Gas: quale la vera consistenza degli stoccaggi?



Emergenza gas, qualcosa sulla bocca di tutti. E che come (ahinoi) tutte le situazioni di emergenza che possono incorrere al nostro paese, nasconde più lati oscuri di quanto ci si aspetti. Probabilmente poche persone sapevano dell’esistenza di aziende “interrompibili”, che pur avendo accettato le condizioni particolari di contratto cui sono sottoposte, si lamentano del taglio delle forniture, accusando veltatamente l’Eni di non essere molto chiara con gli stoccaggi. Un’accusa che non è propriamente tale, ci teniamo a ribadirlo e rispetto alla quale non c’è alcuna prova. Non si capisce poi perchè le aziende interrompibili debbano lamentarsi dal momento che le aziende che hanno accettato questa possibilità hanno al contempo beneficiato di uno sconto della tariffa.

Gli stoccaggi del resto vengono conservati in giacimenti esauriti che di regola vengono riempiti d’estate e svuotati d’inverno. La polemica sulla loro effettiva consistenza dura da quando sono creati; gli unici numeri ufficiali sono quelli diffusi dalla Stogit, la società Snam che li ha in carico. Al momento attuale sarebbero pieni per il 40%. In un anno senza particolari difficoltà si arriva a marzo intorno al 15%, quindi dovremmo essere nei margini, anche se le cifre denunciano la nostra debolezza (di cui ci ricordiamo solo quando occorre, gabellando chi ne parla in tempi non sospetti di “rompere”.)

E’ tuttavia possibile che la Gazprom russa (dalla quale dipendiamo in un modo che solo ora sta emergendo nella sua triste realtà) possa non incorrere più nei problemi dei giorni precedenti; in ogni caso, se il freddo continuerà ad essere tanto persistente c’è il rischio effettivo che non si riesca a pompare il gas necessario ne tantomeno ad accedere alla riserve degli stoccaggi. Non è neanche possibile “svuotare” i tubi, dal momento che la rimessa in funzione di un gasdotto è qualcosa di lungo e complesso. Insomma, se il prossimo week end sarà come quello appena trascorso le cose potrebbero mettersi male, considerando anche che ogni giorno che passa diminuisce la possibilità che gli stoccaggi possano provvedere velocemente al fabbisogno.