L’energia nucleare è rinnovabile?



L’energia nucleare per la sua natura estremamente ingombrante è sempre al centro dell’attenzione, generando costanti dibatti tra chi ne è favorevole all’utilizzo e chi, invece, la vede come un pericolo assoluto, da debellare senza se e senza ma. Questo tipo di energia, in sintesi, viene sprigionata dalla materia quando i nuclei, che la costituiscono, sono protagonisti di trasformazioni al loro interno. I reattori nucleari, più di 300 attivi al mondo, utilizzando un processo detto fissione che vede protagonista, generalmente, l’uranio 235, isotopo dell’uranio utilizzato come elemento fissile.
Come detto, la maggior parte dei reattori oggi attivi utilizza l’uranio 235 che, al pari di altri elementi utilizzabili come combustibile di un processo di fissione nucleare, esiste in quantità limitate sulla terra e soltanto come piccola frazione di tutto l’uranio presente. Pertanto i processi che sfruttano questo isotopo sono destinati ad essere limitati nel tempo proprio a causa di una scarsità di materiale sul suolo terrestre. Per quanto le stime su una durata delle scorte siano estremamente aleatorie e tendano ad essere molto differenti a seconda se a presentarle siano gruppi favorevoli o contrari all’energia nucleare, è evidente come questo isotopo sia destinato ad esaurirsi.
L’utilizzo di altri combustibili, quali l’uranio 238, molto più diffuso nella crosta terrestre, o il torio, oltre ad andare incontro alle difficoltà di realizzazione tecnologica, non sarebbe esente dallo stesso problema che si riscontra nei processi di fissione ad uranio 235, ovvero la limitatezza del combustibile che si ha a disposizione. L’energia nucleare non può essere considerata una fonte rinnovabile per quanto, a differenza dell’energia derivante da combustibili fossili, presenti ancora tante possibilità di sviluppo inesplorate che però si accompagnano ad innegabili pericoli legati di sicurezza e tutela ambientale.