Libro Bianco “Il Riciclo Della Plastica”, dal consorzio CARPI



Presentato pochi giorni fa a Milano il Libro Bianco “Il Riciclo della Plastica”, il primo studio interamente dedicato al mercato del riciclo dei rifiuti in plastica speciali, elaborato dal Consorzio CARPI (Consorzio Autonomo Riciclo Plastica Italia) in collaborazione con Mattia Cai del Dipartimento Territorio e Sistemi Forestali dell’Università di Padova.

I rifiuti speciali provenienti da agricoltura, commercio e industria rappresentano quasi la metà dei rifiuti in plastica annualmente inviati a riciclo in Italia. Nonostante questo, la disponibilità  di dati statistici in merito al funzionamento della filiera che se ne fa carico è estremamente modesta, in quanto gli studi e le analisi effettuate fino a oggi si sono occupate esclusivamente dei rifiuti di imballaggio provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani.

Per colmare il vuoto informativo che riguarda questo mercato, il Consorzio CARPI ha realizzato il Libro Bianco “Il Riciclo della Plastica”, che raccoglie e analizza per la prima volta tutti i dati e le informazioni esistenti sul comparto del riciclo indipendente, per offrire una visione completa e accurata della filiera. Uno studio importante per rilevare lo stato dell’arte del settore, le opportunità economiche e di investimento, le prospettive di occupazione e le ricadute positive per la salvaguardia dell’ambiente, ma anche un utile strumento di lavoro per tutti gli operatori del comparto e per coloro che si avvicinano per la prima volta a queste tematiche.

Imballaggi e altri manufatti di plastica sono infatti onnipresenti nel mondo contemporaneo, quindi le attività di recupero e di riciclo contribuiscono a far sì che le materie plastiche, una volta terminato il loro ciclo di vita, non si trasformino in rifiuti da smaltire ma in una importante risorsa da sfruttare.

Lo studio CARPI si prefigge tre finalità: offrire un quadro completo dei flussi di materie plastiche nell’economia Italiana, della loro composizione in termini di diverse tipologie di prodotti e di polimeri, della destinazione dei rifiuti a cui danno luogo e dei materiali frutto del loro riciclo; presentare una rassegna delle principali problematiche di natura economica con le quali gli operatori della filiera del riciclo devono fare i conti, affrontando temi come le dinamiche di prezzo e l’interazione con i mercati delle materie prime vergini e dei rifiuti; esaminare il contributo allo sviluppo dell’economia italiana che i processi di recupero e riciclo della plastica offrono dal punto di vista della creazione di ricchezza e occupazione, dello stimolo all’innovazione tecnologica, del contenimento dell’impatto sull’ambiente dei consumi.

In particolare, il libro si concentra su quelle materie plastiche che diventano rifiuti nell’ambito di attività commerciali e industriali. Diversamente infatti da quanto avviene per i rifiuti solidi urbani, oggetto della raccolta differenziata, la gestione dei rifiuti plastici di provenienza industriale è affidata quasi interamente all’iniziativa di imprese private. Benché quasi la metà  dei quantitativi di plastica avviati al riciclo ogni anno in Italia sia riconducibile all’attività di questi riciclatori autonomi, l’importanza del fenomeno è spesso poco apprezzata a causa della scarsa disponibilità di dati che ne documentino l’entità.

Analisi della filiera del riciclo indipendente

Di particolare rilievo il capitolo relativo all’analisi delle informazioni sulla filiera del riciclo indipendente, acquisite dal Consorzio CARPI dai propri soci, che da soli rappresentano una parte molto consistente di questo settore. Con le sue circa 180 kt di rifiuti di plastica da imballaggio riciclate, infatti, nel 2011 il sistema consortile CARPI rappresentava circa metà del Riciclo Indipendente di questo genere di materiali in Italia.

Al CARPI aderiscono 31 imprese che operano in vari segmenti della filiera dei rifiuti in plastica. Da questo punto di vista è possibile suddividerle in quattro gruppi: 1) i raccoglitori, nel cui ambito di attività  rientrano spesso anche materiali diversi dalla plastica, effettuano la raccolta e la selezione dei rifiuti; 2) i riciclatori si occupano principalmente di riciclo meccanico delle materie plastiche; 3) i produttori utilizzano il granulo rigenerato nella realizzazione di nuovi manufatti; 4) i sostenitori, infine, sono imprese che a vario titolo hanno degli interessi nella filiera dei rifiuti in plastica, ad esempio perché  forniscono macchinari o servizi alle imprese del riciclo. La tabella sottostante dà conto del peso, all’interno del CARPI, di questi quattro segmenti di attività in termini di numero di imprese, fatturato e occupazione.

Le imprese del consorzio CARPI

Numero di imprese Fatturato (milioni di euro) Numero di addetti
Raccoglitori 8 20,6 97
Riciclatori 12 229,8 523
Produttori 6 112,3 267
Sostenitori 5 86,0 116
Totale 31 448,7 1.003

Fonte: elaborazione su dati AIDA e CARPI

 

Nel 2011, i raccoglitori della filiera CARPI hanno gestito circa 250 kt di rifiuti provenienti in larghissima parte dal territorio italiano. Per converso, le importazioni e le esportazioni incidono in maniera del tutto irrisoria rispetto ai quantitativi complessivamente trattati.

I rifiuti di imballaggio post-consumo rappresentano una quota preponderante dei volumi complessivamente trattati dal consorzio. Nel 2011, le imprese del sistema CARPI ne hanno raccolte 180 kt dalle quali, una volta tolto un 15% di scarto di materia registrato nella selezione dei rifiuti e durante il processo meccanico di riciclo, sono state ottenute oltre 150 kt di granulo per la realizzazione di imballaggi e altri manufatti. Per quanto riguarda la seconda categoria di rifiuti, le aziende aderenti al CARPI hanno gestito nel 2011 circa 50 kt di rifiuti di beni di plastica. In questo caso, le operazioni di raccolta sono concentrate principalmente in aree del nostro Paese fortemente volte all’agricoltura industriale. Infine, il terzo tipo di rifiuti raccolto e riciclato nell’ambito del CARPI sono gli scarti di produzione industriale mai diventati prodotti finiti, più comunemente chiamati rifiuti pre-consumo o “da diretta”. Questi rifiuti costituiscono una quota piuttosto esigua dei volumi trattati dal CARPI (circa 6 kt nel 2011), ma sono molto importanti per i riciclatori, dal cui punto di vista, grazie al bassissimo grado di contaminazione da altri materiali (inchiostro, etichette, scotch, colla, ecc), rappresentano una materia prima paragonabile a quella vergine.

Questa analisi ha messo in luce soprattutto la difficoltà della filiera a reperire sul mercato nazionale i quantitativi desiderati di rifiuti da riciclare, e di competere nel mercato internazionale per le importazioni di rifiuti in plastica dal resto dell’Unione Europea.

Occupazione nel settore del riciclo della plastica

Per completare il quadro generale del settore del riciclo della plastica, lo studio CARPI ha analizzato anche i dati relativi all’occupazione evidenziando come, nel 2010, l’ultimo anno per il quale i dati sono disponibili, i lavoratori occupati nel settore della gestione dei rifiuti in Italia erano poco più di 135 mila, quelli del comparto del recupero e della preparazione per il riciclaggio circa 23 mila.

In mancanza di dati provenienti da fonti ufficiali, CARPI ha stimato il numero di lavoratori impegnati nei principali segmenti della filiera sulla base delle informazioni osservate nel caso dei propri consorziati. Da osservare, inoltre, come i lavoratori il cui impiego è legato alla filiera del riciclo della plastica non sono solamente quelli direttamente occupati nelle imprese che raccolgono, selezionano o riciclano i rifiuti. Dall’attività e dal successo di queste ultime, infatti, dipendono anche le imprese che ad esse forniscono materie prime, servizi e macchinari. Per valutare questo genere di ricadute occupazionali lo studio ha fatto ricorso a modelli economici di tipo Input-Output (IO) (Miller e Blair 2009).

I moltiplicatori occupazionali calcolati attraverso il modello IO hanno indicato che, per ogni posto di lavoro creato in maniera diretta nel settore della gestione dei rifiuti, altri 1,74 posti di lavoro vengono creati in maniera indiretta. Sulla base della stima dell’occupazione diretta nel settore riciclo della plastica ricavata dai dati CARPI, dunque, l’occupazione indiretta legata alla filiera del riciclo della plastica sarebbe di 3.280 unità. Nel complesso, quindi, circa 5.160 posti di lavoro sarebbero riconducibili direttamente o indirettamente alla filiera del riciclo della plastica. Infine, se si tiene conto degli effetti indotti (1,45 occupati indotti per ogni occupato diretto), il totale sale a poco più di 7.900 occupati. In base a questa analisi, i cui risultati sono presentati riassunti nella tabella sottostante, al riciclo indipendente, che gestisce 355 kt delle 745 kt complessivamente avviate al riciclo nel 2011, andrebbero attribuite quasi metà di questi occupati (circa 3,770).

Ricadute occupazionali della filiera del riciclo della plastica

Riciclo indipendente Riciclo nel complesso
Plastica riciclata nel 2011 (kt) 355 745
Occupati totali 3.770 7.900
occupazione diretta 900 1.880
occupazione indiretta 1.560 3.280
occupazione indotta 1.310 2.740

Fonte: elaborazione su dati CARPI e ISTAT
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