Siccità al nord: rischi per l’idroelettrico?



Questa volta dobbiamo fare i conti con una carenza ben più grave del blocco delle importazioni di petrolio: la siccità e la conseguente mancanza di uno degli elementi fondamentali non solo l’uomo ma anche per tutti gli esseri viventi, animali o vegetali.
Veniamo da un anno, il 2011, particolarmente secco e il 2012 non promette nulla di buono con le precipitazioni che, al centro nord dell’Italia, si sono ridotte del 71%. Il problema non investe solo le attività che siamo abituati a pensare collegate all’acqua, bere, cucinare, lavarsi, irrigare l’orto o il giardino, ma mette a rischio anche la produzione di energia elettrica.
Il Po è sceso a livello estivo, il Lago di Como, i Lago di Garda e il Lago Maggiore sono a livelli bassissimi, i grandi nevai alpini sono praticamente quasi vuoti e i grandi bacini artificiali sono scesi sotto i livelli minimi storici mettendo in crisi le centrali idroelettriche che devono ridurre la produzione.
Il problema non è solo Italiano giacché ha coinvolto praticamente tutta l’Europa Orientale con il principale corso d’acqua, il Danubio, a livelli minimi del 2003. La conseguenza, ancora una volta, investe l’ambiente poiché non solo una fonte di energia elettrica pulita e rinnovabile si riduce drasticamente ma anche perché i trasporti fluviali, diventati quasi impossibili, dovranno essere sostituiti con i più inquinanti trasporti su gomma. Per salvaguardare la produzione di energia elettrica in Serbia si è arrivati addirittura al provvedimento limite di ridurre al minimo i prelievi di acqua potabile.
Inutile dire che questi sconvolgimenti climatici sono solo in minima parte conseguenza dell’alternarsi delle ere glaciali e che l’uomo, continuando con le emissioni ad alimentare l’effetto serra, ha una grossissima fetta di responsabilità.